Il belgio

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Il Belgio è un paese piccolo, vicino e, per molti versi, inesplorato.

Un paese abitato da gente vivace e allegra, amante dei piccoli piaceri di ogni giorno, consapevole di condurre una vita tranquilla nella quale non manca nulla, attaccata a tradizioni secolari come quelle della birra e della cioccolata, la cui bontà è rinomata in tutto il mondo.

Un paese di storia, arte e cultura: come quella di Nivelles, cittadina nota per il suo convento in cui operò la badessa Gertrude, figlia di Pipino il Vecchio (580-640 d.C.).

Si dice che sia proprio tra queste mura sia nata la tarte al d'jote, torta salata a base di farina, bietole, cipolla, prezzemolo, uova, burro, formaggio, sale e pepe: una delizia da gustare con una birra ad alta fermentazione.

E da qui si entra nel favoloso mondo di oltre 300 tipi di bionde, brune, rosse, bianche belghe.

Se i Galli passarono alla stori per la loro cervogia, fatta di chicchi d'orzo germinati, con l'aggiunta di grano, segale o avena, ai monaci benedettini si deve l'idea di unirvi il luppolo.

Grazie alla loro perizia nacquero le birre d'abbazia, tradizionali, artigianali di cui le trappiste sono la massima espressione.

Ne esistono solo sei al mondo, una nei Paesi Bassi e cinque in Belgio, di cui tre in Vallonia (Chimay, Orval e Rochefort) e, a parte essere tutte ad alta fermentazione (rifermentate in bottiglia e non pastorizzate), sono rigorosamente prodotte all'interno di una abbazia cistercense, sotto il controllo di una comunità trappista che produce senza alcuna finalità di lucro.

Ai primi del Novecento in Belgio erano attive 3500 birrerie, oggi ne sono rimaste 116 e le ricette d'abbazia sono patrimonio di artigiani e produttori che scelgono la qualità.

Dalla metà dell'Ottocento la vita dei religiosi è scandita dal lavoro (quattro-cinque ore al giorno), dalla preghiera (sette volte al giorno), dai segreti di un'arte tramandata tra uomini e donne impegnati a rimanere gli "ambasciatori della qualità trappista".

E se le birre continuano a essere prodotte seguendo ricette segrete, l'imbottigliamento di osse, Triple, Blu, Dorate, per citarne alcune, avviene nel moderno stabilimento a Baileux, tra Chimay e Couvin.

Vicino c'è il caseificio dove da 50 mila litri di latte vaccino pastorizzato si ottengono 5 tonnellate di formaggio a pasta semidura e pressata, nella versione classica, alla birra, Gran Cru e invecchiato, stagionati da uno a sei mesi.

Da Chimay, proseguendo tra i valloni, si giunge nella provincia di Namur.

Nel villaggio di Falmignoul ha sede una birreria di origine settecentesca che è l'unica azienda ad utilizzare il fuoco a legna sotto i calderoni di rame dove bollono acqua e malto d'orzo, le bottiglie sono riempite a mano, l'una dopo l'altra.

Producono anche la Troublette e la Saxo biologiche e nel 2002, al Premio mondiale della birra svoltosi a Chicago, Saxo, Troublette e Nostradamus hanno vinto ben tre medaglie d'oro.

Poco lontano si trova la cittadina di Purnode, che ha il castello privato più antico del Belgio (Spontin) e la Braserie du Bocq, dal 1858 in mano alla famiglia Belot, esempio di come la tradizione possa andare di pari passo con la qualità.

Merito della bontà delle acque, cui sono aggiunti solo malto, luppolo e lievito per cui La Gauloise scura (nata ai primi del Novecento), la bionda e l'ambrata hanno un sapore unico e un carattere speciale.

Dissetanti, ovviamente, come la Blanche (bianca) di Namur, pallida e velata, leggermente aromatizzata e poco alcolica.

Tipiche del Belgio sono tuttora le birre a fermentazione spontanea, dette lambic, cioè senza aggiunta di lievito ma derivate dal contatto del mosto con microrganismi dell'atmosfera.

Alla lambic si aggiungono spesso le ciliege, per cui viene chiamata krieken lambic, dal sapore prelibato, in special modo se gustata con le tartine di formaggio bianco tipiche di Bruxelles.

Se la lambic viene imbottigliata con aggiunta di mosto fresco per riattivare la fermentazione in bottiglia , allora si chiama gueuze, che è il tipo di birra a fermentazione spontanea più diffuso, in una grande quantità di varianti, tutte più o meno acidule e molto aromatiche.

Non dimentichiamo che nella tradizione vallona ci sono anche le birre ad alta fermentazione, dette anche tradizionali e artigianali, prodotte con lieviti che fermentano tra i 15 e 20 gradi, che richiedono una lavorazione di 2 mesi e mezzo e si esprimono al meglio dopo 6 mesi dall'imbottigliamento.

Tra queste si distinguono le stagionali (de saison), di puro malto, colore ambrato o scuro, cremose, fruttate, leggermente amare o acidule, a seconda delle ricette.

C'è chi aggiunge scorza d'arancia, zenzero, coriandolo, anice, caramello.

Infine altro tipo di birra relativamente diffuso è il met, che sta tornando di moda, poichè il ritorno alla natura fa aumentare il numero di apicoltori e perciò la produzione di miele.

Infatti il met si produceva con il miele già prima del 1500, quando in Europa lo zucchero non si conosceva: la sua qualità dipende in gran parte dal sapore e dalla qualità del miele utilizzato.
 

Fonte: di Gloria Vanni - mensile Verde - pubblicato da Birreonline il 6 aprile 2003

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